L’ecosistema dell’innovazione Italiano unito per accelerare la crescita delle startup e la competitività dell’Italia

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L’ecosistema dell’innovazione Italiano unito per accelerare la crescita delle startup e la competitività dell’Italia
Sette associazioni della filiera presentano un manifesto con proposte di intervento per il completamento e miglioramento della normativa Startup
Quattro le aree oggetto di proposte: talenti, capitali, semplificazioni ed exit

23 novembre 2016 – Si presentano per la prima volta insieme, sollecitando un’azione di sistema, le associazioni che rappresentano le differenti anime della filiera del sostegno e del finanziamento alle startup: AIFI, APSTI, Endeavor, IBAN, Italia Startup, PNICube, Roma Startup. Le 7 associazioni si sono coordinate per promuovere un manifesto unitario con proposte concrete che possono far realizzare al nostro paese un ulteriore balzo in avanti nell’adozione di strumenti utili a favorire l’innovazione e la capacità di attrarre talenti e capitali per recuperare il gap nello sviluppo d’imprese, nella creazione di posti di lavoro qualificati e nella creazione di valore diffuso. Dopo il decreto Crescita 2.0 del 2012, che ha avuto il pregio di rendere il mercato e gli operatori sensibili verso i temi dell’innovazione, del trasferimento tecnologico e degli investimenti in startup innovative, le firmatarie del documento ritengono che sia giunto il momento di affrontare la “manutenzione evolutiva” di questi interventi. Il manifesto contiene indicazioni puntuali per consolidare le iniziative legislative già in essere, in coerenza con alcuni provvedimenti contenuti nel Piano Industria 4.0, in parte avviati con la legge di Stabilità, e portare l’Italia a misurarsi in modo concorrenziale con le economie nazionali ad essa più similari.
Le aree che sono state individuate sono quattro: talenti, capitali, semplificazioni ed exit.
L’area “talenti” si rivolge al perfezionamento del sistema dei visti e agli interventi che facilitano la contaminazione tra mondo della ricerca ed esperienza nella creazione di impresa come, ad esempio, la tutela del posto di lavoro per i ricercatori che decidono di avviare una startup.
L’area “capitali” riguarda il potenziamento degli incentivi fiscali esistenti, in termini di incisività e di durata, così da moltiplicare in modo sensibile le fonti di capitale di rischio a favore delle neo imprese, nonché la richiesta di maggiore flessibilità del contesto regolamentare, soprattutto per gli schemi di investimento che si rivolgono ai progetti in fase preseed e seed, oggi sottoposti a rigidità normative che li rendono non sostenibili.
L’area “semplificazione” identifica la necessità di portare a zero gli oneri in fase di “tentativo di impresa”, per esempio strutturando un regime alternativo che – al di sotto di una soglia di fatturato annuo o patrimonializzazione – esenti da adempimenti invece necessari quando si passa ad una fase di vita meno precaria dell’impresa. Per quanto attiene la realtà degli incubatori di impresa, molto varia e diversificata, si propone sia di segmentarne le tipologie che di individuare delle best practice, che dovrebbero essere riconosciute a livello nazionale, per rilanciare questi soggetti come strumenti di sviluppo economico.
L’area “exit” si focalizza su un incentivo fiscale utile a innescare circoli virtuosi di crescita, rendendo le startup appetibili per ulteriori round di finanziamento o per acquisizione da parte di grandi aziende. Questo approccio consente anche di mantenere in Italia le tecnologie e le menti imprenditoriali che oggi tendono a trasferirsi.
Certe della necessità e della assoluta strategicità di rafforzare la competitività del paese su questa filiera, le associazioni restano aperte al confronto sia con le istituzioni sia con il mercato.

Contatti stampa:
AIFI: Annalisa Caccavale (a.caccavale@aifi.it)
APSTI: Chiara Mariani (segreteria@apsti.it) e Emanuela Donetti (emanuela.donetti@gmail.com)
Endeavor: Mattia Zanetti (mattiaz@nowpr.it) e Sara Di Betta (sarad@nowpr.it)
IBAN: Daniele Occhi (d.occhi@bemedia.it)
Italia Startup: Sara Antonelli (sara@mirandola.net)
PNICube: Valentina Parenti (vparenti@valentinacommunication.net)
Roma Startup: press@romastartup.it

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Roma Startup, l’Assemblea Soci rinnova le cariche sociali

Roma, 22 Novembre 2016 – Si è svolta in una affollata sala dell’acceleratore LUISS Enlabs l’assemblea elettiva di Roma Startup, l’organizzazione che raggruppa i principali  operatori della filiera del sostegno alle Startup operanti nella Capitale.

L’associazione, nata nel 2012 seguendo il modello dei grandi Startup Hub internazionali di dimensione metropolitana, mette in connessione le differenti realtà attive a Roma in una sorta di “parco industriale urbano” in rete con gli ecosistemi  che guardano a Roma come polo di riferimento in quanto l’ecosistema  di startup più grande d’Italia.

Alla relazione di fine mandato del Presidente Gianmarco Carnovale, che ha illustrato gli obiettivi raggiunti e quelli ancora da perseguire, hanno fatto seguito gli interventi di molti membri – tra cui Cisco Italia e Blast, ultime temporalmente ad associarsi – che hanno manifestato la volontà di condividere obiettivi e rafforzare lo spirito collaborativo che caratterizza l’organizzazione, basata su un rapporto di coopetition tra stakeholder, confermando l’intento di costruire per Roma un ruolo centrale nel bacino Mediterraneo nella creazione e sviluppo di nuove imprese e nel cogliere opportunità globali.

La votazione che è seguita ha eletto nove nuovi consiglieri su undici candidati, mandando a comporre il nuovo Consiglio Direttivo Francesco Ferrante (ImprendiLab UniCassino), Paolo Merialdo (UniRoma Tre, InnovAction Lab), Paolo Napolitano (Peekaboo), Stefano Pighini (LVenture Group), Aleardo Furlani (Innova), Luca Ruggeri (Ordine degli Ingegneri), Alessandro Nasini (Startalia), Peter W. Kruger (Startupbootcamp FoodTech) e Gianmarco Carnovale (Mentor CO). Il Consiglio riunitosi ha poi unanimemente rinnovato il mandato di Presidenza a Gianmarco Carnovale, che insieme ai consiglieri e con il Tesoriere Alfredo Di Napoli guiderà l’associazione fino al 2020.

“Sono per un verso onorato della piena fiducia rinnovatami dagli associati” – dichiara il Presidente Gianmarco Carnovale – “ma allo stesso tempo cosciente della difficile sfida che abbiamo di fronte, ed in cui servirà tutto il sostegno dei consiglieri, degli associati, e delle organizzazioni ed istituzioni con cui collaboriamo: Roma Startup è stata nella sua prima fase di vita una piccola associazione che con grande orgoglio tentava di rappresentare all’esterno le forti potenzialità di un tessuto economico territoriale che viene guardato con diffidenza dal resto del Paese. Oggi che tutti sono a conoscenza della dimensione dell’ecosistema della Capitale e del suo intento di porsi alla guida del movimento Startup e del Venture Business nazionale, abbiamo la responsabilità di rendere il comparto credibile internazionalmente e soprattutto proporzionato alle dimensioni dell’economia Italiana. Il paese soffre di un grave gap dimensionale che ci disallinea con le economie OCSE nella disponibilità di capitale di rischio per le nuove imprese ad ambizione globale: non sono gli Imprenditori di talento a mancare, né la diffusione delle metodologie della Silicon Valley, ma un quadro legislativo che acceleri la crescita dell’imprenditorialità nel mondo della ricerca e che sia maggiormente improntato a superare lo scoglio culturale che ancora frena il passaggio di capitali dal risparmio all’economia reale. Ci servono sì condizioni fiscali e burocratiche migliori per le Startup, ci servono sì più progetti d’impresa nella filiera che nascano dai grandi centri di ricerca, ma ci serve la deregolamentazione dei veicoli di investimento per la fase Seed, sottoposti ad incomprensibile rigidità un anno fa da Banca d’Italia, e soprattutto ci servono molti più gestori di Venture Capital con fondi ben più consistenti degli attuali. Gli operatori sono pronti a fare ancor di più la propria parte per scattare in avanti, ma la Politica deve fare propria la nostra visione e supportarci”.

Contatti Stampa: press@romastartup.it

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La costituzione online delle startup innovative va difesa: l’associazione Roma Startup si costituisce in opposizione al ricorso dei Notai.

COMUNICATO STAMPA

Roma [5 Agosto 2016] – La costituzione delle startup innovative online con la cancellazione della “gabella” al Notaio è una conquista di equità e modernità nei confronti di soggetti che sono per lo più “tentativi di impresa”. Il ricorso al TAR del Notariato è pretestuoso, tutt’altro che disinteressato all’aspetto economico, e getta un’ombra sul tentativo dello Stato Italiano di accreditarsi internazionalmente come luogo favorevole alla nuova imprenditorialità. Roma Startup pertanto si costituisce ad opponendum nel procedimento.

Per accertare una cosa che con l’altra mano è gestita dallo Stato stesso, cioè l’identità, esistono strumenti innovativi già regolati dallo Stato come la firma digitale e lo SPID. Costituire online, quindi, dovrebbe essere possibile già oggi per qualsiasi genere di persona giuridica.

Ora però è particolarmente opportuno considerare questa modalità nel caso dell’identità di persone che registrano una specifica forma di società di capitali, che è la startup innovativa definita con la L.221/2012, cioè la forma italiana per la startup nel modello anglosassone, innovativa e ad alto potenziale, che nasce intorno ad un’idea e si sostiene nella crescita attraverso investitori: se è vero che un certo numero di startup che nasce tramite gli acceleratori si costituisce con investitori già in compagine, ed è naturale che  in tali casi le costituzioni avvengano usando avvocati e Notaio per regolare accordi complessi tra soci, è ben più ampio il caso delle startup che nascono ad opera di giovani o ricercatori con ridotti mezzi finanziari, che hanno bisogno di costituire la società per sancire accordi tra fondatori, proteggere la proprietà intellettuale, iniziare un lavoro sul prodotto basato sul lavoro gratuito dei soci, senza avere entrate e investitori all’orizzonte.

“Per evitare una batosta che dal Sud al Nord  varia tra 1500 a 2500 euro di spese notarili” dichiara Gianmarco Carnovale, Presidente di Roma Startup “molti neo-imprenditori cercano alternative e le trovano con costituzioni di imprese all’estero, che in molti casi sono gratuite o quasi. Queste soluzioni, se il loro giro d’affari nascerà e crescerà, comporteranno senz’altro di dover andare in seguito da un Notaio o uno studio legale per revisioni statutarie pagando cifre maggiori di quelle italiane. Ma in quel momento, essendoci del business o degli investitori, ci saranno i soldi per farlo serenamente, senza toglierli da altre voci di spesa o rischiare di buttarli. E’ proprio questo lo schema che i Notai dovrebbero apprezzare: si tratta di non chiedere soldi che non ci sono e che non è necessario spendere all’atto della costituzione, ovvero attendere che un passaggio notarile divenga possibile e necessario a tempo debito”.

“Al di là delle singole questioni giuridiche di merito, tra le quali la tesi, strumentalmente sostenuta dal Consiglio del Notariato, secondo la quale il MiSE avrebbe escluso in toto la possibilità di costituire la s.r.l. tramite atto notarile, essendo al contrario fermo il principio di alternatività e libera scelta, cercheremo di evidenziare al TAR come l’intera azione dei notai non sia assistita da un interesse tale da giustificare il ricorso alla Giustizia amministrativa” dichiarano gli avvocati Andrea Di Leo e Francesca Romana Correnti dello Studio SLCG, incaricati di assistere Roma Startup.

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